Attraverso una recente pronuncia, la Suprema Corte è tornata a formulare rilievi in materia di danno catastrofale.
L’ordinanza n. 16890/2026 è stata depositata dalla terza sezione civile lo scorso 29 maggio.
In caso di accertata coscienza della vittima di un fatto illecito, il danno morale c.d. catastrofale, consistente nella sofferenza determinata dalla percezione della gravità della propria condizione, fino a quella dell’imminenza della propria fine, va risarcito indipendentemente dalla durata più o meno lunga dell’agonia, rilevando invece l’intensità della percezione in termini di entità del risarcimento medesimo.
Da tale danno, argomentano i giudici di piazza Cavour, si distingue invece il danno biologico terminale, che dev’essere risarcito solo in presenza di una sopravvivenza per un tempo apprezzabile e che peraltro prescinde dalla cosciente percezione della propria condizione in capo alla vittima stessa.
