In tema di misure cautelari personali applicate per il delitto di violenza sessuale commesso in ambito familiare ai danni di una minore, l’attualità e concretezza del pericolo di recidiva non viene meno per il solo fatto che la persona offesa sia stata allontanata dal contesto domestico, quando il giudice del riesame abbia motivatamente valorizzato il complessivo assetto relazionale e familiare, la giovanissima età della vittima, la presenza di altri minori conviventi e l’inadeguatezza del contesto familiare a garantire protezione.
Lo ha affermato la Cassazione, nella sentenza n. 17665/2026.
Il provvedimento della terza sezione penale è stato depositato lo scorso 18 maggio.
È inoltre, chiariscono i giudici di piazza Cavour, manifestamente infondato il ricorso che contesti la gravità indiziaria deducendo una rivalutazione del materiale indiziario, ove l’ordinanza impugnata abbia dato conto, con motivazione logica e coerente, della spontaneità e costanza del narrato della minore, nonché della minore attendibilità degli elementi difensivi e delle consulenze di parte.
