Maltrattamenti contro familiari e conviventi, l’abitualità richiede un autonomo accertamento dei fatti e non discende dalla sola attendibilità della persona offesa

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da | Set 24, 2026 | News | 0 commenti

In tema di maltrattamenti contro familiari e conviventi, la credibilità della persona offesa, la prova dei singoli episodi e la prova dell’abitualità costituiscono distinti piani di valutazione: accertata l’attendibilità del dichiarante e verificata la sussistenza di fatti specifici, il giudice deve compiere un autonomo apprezzamento volto a stabilire se tali condotte, considerate nella loro pluralità, reiterazione, natura, frequenza, modalità e reciproca connessione, siano espressive di un regime di vita oggettivamente vessatorio, lesivo della dignità e dell’autodeterminazione della vittima.

Ad affermarlo è la Cassazione, nelle pagine della sentenza n. 33907/2026.

Il provvedimento della sesta sezione penale è risalente allo scorso 18 settembre.

Ne consegue, proseguono i giudici di piazza Cavour, che l’abitualità, elemento costitutivo del reato di cui all’art. 572 cod. pen., non può essere desunta dalla sola attendibilità della persona offesa, né dalle sue generiche indicazioni circa la frequenza o continuità delle vessazioni, non potendo la narrazione sostituire l’individuazione e la verifica giudiziale della pluralità delle condotte. Il giudizio di attendibilità espresso dal giudice di merito, ove sorretto da motivazione logica e non incongrua, resta estraneo al sindacato di legittimità.

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