Assegno divorzile, la determinazione può fondarsi su un ragionamento presuntivo

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da | Set 1, 2026 | News | 0 commenti

Qualora durante la convivenza coniugale la moglie abbia reso un effettivo contributo alla vita familiare e al successo professionale del marito, non oggetto di contestazione, la determinazione dell’assegno divorzile può fondarsi su un ragionamento presuntivo, come, nella fattispecie, si desume nella sentenza impugnata, laddove la misura del contributo alla famiglia è stato posto in correlazione con la nascita della terzogenita e dunque con un obbiettivo incremento dei compiti di cura della prole al quale ha fatto seguito la cessazione del rapporto di lavoro, evento questo ritenuto, in assenza di elementi contrari, frutto di una valutazione condivisa tra i coniugi e tale da comportare un sacrificio per la moglie.

La sottolineatura porta la firma della Corte di Cassazione, all’interno della ordinanza n. 24718.

Il provvedimento della prima sezione civile è risalente allo scorso 20 agosto.

La valutazione compiuta sulla base delle circostanze di fatto legittimamente acquisite agli atti esclude la configurabilità del vizio di motivazione apparente della sentenza, che la giurisprudenza della Corte di Cassazione ravvisa qualora la motivazione, pur graficamente esistente, preclude ogni controllo sulla esattezza e la logicità del ragionamento decisorio senza raggiungere la soglia del “minimo costituzionale” richiesto dall’art. 111, comma 6, Cost.

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