Nuovo provvedimento della Cassazione in materia di maltrattamenti in famiglia. La sentenza n. 16467/2026, depositata dalla sesta sezione penale lo scorso 7 maggio, effettua alcune precisazioni relative all’elemento qualificante del reato.
In tema di maltrattamenti contro familiari e conviventi, l’elemento qualificante del delitto non è la “sistematica sopraffazione” né la soggezione della persona offesa, ma la reiterazione di condotte vessatorie, anche eterogenee e in parte solo minacciate, idonee – valutate unitariamente e nel contesto della relazione affettiva – a ledere la dignità della vittima e a limitarne libertà e autodeterminazione; ai fini dell’abitualità è sufficiente la pluralità di atti compiuti anche in un arco temporale non lungo, pur in presenza di periodi di apparente normalità, attesa la ciclicità della violenza domestica. Ne consegue, concludono i giudici di piazza cavour, che è viziata la decisione di merito che escluda l’art. 572 cod. pen. per difetto di soggezione e riqualifichi il fatto in minaccia grave senza una globale valutazione del compendio probatorio.
