In tema di maltrattamenti in famiglia, la conflittualità reciproca e la presenza di condotte reattive da parte della persona offesa non escludono la sussistenza del reato.
La sottolineatura porta la firma della Cassazione ed è esplicitata all’interno della sentenza n. 14479/2026.
Il provvedimento della sesta sezione penale è risalente allo scorso 21 aprile.
Ciò, rilevano i giudici di piazza Cavour, quando sia accertato, con motivazione esente da vizi, un assetto non paritario del rapporto, con abituale sopraffazione, violenza e aggressività unilaterale dell’imputato, idonee a determinare sofferenze e umiliazioni incompatibili con normali condizioni di vita, né è richiesto che la vittima versi in stabile condizione di soccombenza o totale soggezione.
